Computer e web nell'officina dell'autore. Un'indagine sul nativo digitale

emmanuela.carbe@unisi.it

  • Che cos'è il nativo digitale?

  • Carte d'autore / digitale d'autore

  • Franco Fortini e l'edizione di Un giorno o l'altro

  • Conclusioni

Defining "Born Digital".

An Essay by Ricky Erway, OCLC Research 

Types of Born-Digital Materials

  • Digital photographs

  • Digital documents

  • Harvested Web content

  • Digital manuscript (personal "papers")

  • Electronic records (e-mail, db, spreadsheets, etc.)

  • Static data sets

  • Dynamic data (es. CAD / social environments, es. Twitter Archive Library of Congress)

  • Digital art

  • Digital media publications (i.e. music CDs, movies on DVD, video games)

Key Issues

"Taking responsibility for born-digital materials has challenges beyond those usually associated with caring for traditional forms of content."

  • bit rot
  • obsolete media
  • obsolete hardware
  • obsolete software
  • authenticity (the data have lost their integrity)

Domenico Fiormonte, Antologia (e archeologia) della scrittura elettronica. Tre tappe di un processo in corso, in Modi di scrivere. Tecnologie e pratiche della scrittura dal manoscritto al CD-Rom, a c. di C. Leonardi, M. Morelli, F. Santi, Fondazione Ezio Franceschini, Firenze 1997

 

Id., Breve storia della scrittura elettronica, in Scrittura e filologia nell'era digitale, Bollati Boringhieri 2003

Qui iniziano i problemi e le sfide, quasi letteralmente sulla soglia del processo di raccolta. Dopotutto cosa viene raccolto? L’hardware fisico e il supporto oppure i dati binari che esso contiene? In che modo un archivio si confronta con l’hardware che è rimasto nell'attico di qualcuno o nella sua cantina per decenni? Che si può dire della volatilità dei supporti (i dischetti da 5 pollici e un quarto, introdotti negli ultimi anni '70, sono già oltre la loro prospettiva di vita.) Anche se si ipotizzasse che i dati possano essere recuperati da questi supporti, possono essere autenticati? Stabilizzati? I dati consistono esclusivamente nei file completi oppure in tutti i bit contenuti nel supporto fisico, magari comprensivi di frammenti di file sovrascritti o cancellati? Come si può catalogare questo materiale? Un singolo dischetto può contenere centinaia di file individuali, sicché la descrizione manuale a livello di singolo file è improponibile. Un singolo hard drive conterrà quasi sicuramente molte migliaia di file di ogni tipo. Come può l'archivista sapere cosa appartiene all'autore anziché (per esempio) a un membro della famiglia che usa o stesso computer? Che si può dire dei file di sistema? E cosa si può dire di software di terze parti incluso nella raccolta dell'autore? Come si può dare accesso a questi materiali ai ricercatori? Come farà l'archivista ad assicurare confidenzialità, oltre al fatto che dati elettronici sensibili non saranno copiati e ridistribuiti indiscriminatamente

M. Kirschenbaum, E.L. Farr, K.M. Kraus et al., Digital Materiality: Preserving Access to Computer as Complete Enviroments,

iPres 2009. The Sixth International Conference on Preservation of Digital Objects, California Digital Library, UC Office of the President, pp. 105-11

Matthew G. Kirschenbaum, Erika Farr, Kari M. Kraus, Naomi L. Nelson, Catherine Stollar Peters, Gabriela Redwine, Doug Reside

Approaches to managing and collecting born-digital literary materials, May 2009

L. Carroll, E. Farr, P. Hornsby, B. Ranker, A Comprehensive Approach to Born-Digital Archives, “Archiviaria”, n. 72 (Fall 2011), pp. 61-92

Articoli

- P.G. Weston, E. Carbé, P. Baldini, Conservare e rendere accessibile un archivio letterario digitale: il caso di PAD – Pavia Archivi Digitali, in Storie d’autore, storie di persone. Fondi speciali tra conservazione e valorizzazione, a c. di F. Ghersetti, A. Martorano, E. Zonca, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2020, pp. 243-248

- P.G. Weston, P. Baldini, E. Carbé, L. Pusterla, Archivi digitali di persona. PAD – Pavia archivi digitali e gli archivi degli scrittori, «DigItalia», XIV, 1 (2019), pp. 31-54

- E. Carbé, Digitale d’autore: un archivio possibile?, in Archivi editoriali. Tra storia del testo e storia del libro, a c. di V. Brigatti, A.L. Cavazzuti, E. Marazzi, Milano, Unicolpi, 2018, pp. 209-216

- P.G. Weston, E. Carbé, P. Baldini, Se i bit non bastano: pratiche di conservazione del contesto di origine per gli archivi letterari nativi digitali, «Bibliothecae», 6, 1 (2017), pp. 159-177

- E. Carbé, Walking in My Shoes: A Case Study from a Born-digital Archive, «CEUR», vol. 2021 (2017), pp. 137-146

- P.G. Weston, E. Carbé, P. Baldini, Hold it All Together: A Case Study in Quality Control for Born-Digital Archiving, «Qualitative and Quantitative Methods in Libraries», 5, 3 (2017), pp. 695-710

Tesi di laurea

- Michele Stefani, Gli archivi degli scrittori nativi digitali: verso la conservazione e oltre. Tesi di laurea magistrale in Storia e gestione del patrimonio archivistico e bibliografico, relatore P.G. Weston, Università Ca’ Foscari Venezia, a.a. 2017/18

- Carmen Ragusa, Dalle sudate carte ai testi born digital: archiviazione e conservazione dei materiali letterari nativi digitali. Tesi di laurea triennale in Lettere, relatore M. Zaccarello, Università di Pisa, a.a. 2019/20

 

 

Interviste e incontri

Tempo di libri: presentazione, interviste a Franco Buffoni, Gino Roncaglia, Francesco Pecoraro, 2017

Seminario "Archiviare il digitale" (Alessandro Gazoia, Paolo Costa, Mirko Volpi), 2016

Seminario "Letteratura e web" (Francesco Pecoraro, Gilda Policastro), 2016

Interviste a Beppe Severgnini, Gianrico Carofiglio, Silvia Avallone, Dacia Maraini, 2011

 

 Franco Fortini 

"Caro Carlo, non è senza singolare emozione che mi accingo a scriverti questa letterina. Essa è il primo frutto del premio Librex-Montale, perché con la fanciullaggine che si addice alla mia età, la prima cosa che mi sono precipitato a fare con quei soldi […] è stato di acquistare un da lungo tempo convoité, o, se vuoi, appetito word processor: ossia computer per scrittura; che da tre giorni mi tiene occupato come una amante giovane tiene un vegliardo"

F. Fortini a C. Fini, Archivio Fortini, Biblioteca Umanistica dell'Università di Siena, XV, 35b, lett. 3

“da allora lettere, prose e versi vennero scritte con il computer – anche se, in realtà, carta e penna furono tutt’altro che abbandonate , e soprattutto, ad esso fu affidato il compito di accogliere non solo i testi via via composti, ma quelli recuperati da manoscritti, dattiloscritti e pubblicazioni disperse lungo oltre mezzo secolo (senza peraltro che i documenti originali fossero eliminati), con un lavoro di archiviazione che comportava selezioni e partizioni più volte meditate e rielaborate”

Luca Lenzini, Don’t save! Fortini, un Mac e le ultime cose, in “L’Ulisse. Rivista di poesia, arti e scritture”, n. 19, Forme ed effetti della scrittura elettronica, pp. 97-101

Edizione di Un giorno o l'altro

M. Marrucci, V. Tinacci, Un giorno o l’altro di Franco Fortini. L’edizione di uno scritto a testimonianza plurima, cartacea e informatica: «Filologia italiana», 2 (2005), pp. 215-221

ALDiNa (Archivi Letterari Digitali Nativi), 2020

cfr. Giorgio Guzzetta, ALDiNa: anche gli archivisti digitali hanno cominciato da piccoli,

in "Leggere, scrivere e far di conto", 2 febbraio 2021

19 gennaio 2021, Tavola rotonda, convegno AIUCD 2020, Pisa

- Raccogliere, conservare, organizzare informazioni

- Applicazione di standard e buone pratiche

- Formazione e sensibilizzazione

- Infrastrutture

 

 

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